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Storica Sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti d'America sul caso "Aereo".

2/07/2014

Storica Sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti d’America sul caso “Aereo”, 2/07/2014

By In OSSERVATORIO LEGALE On July 2, 2014


L’Avv. Luciano Daffarra ripercorre le tappe che hanno portato all’importante decisione. Il testo ripreso anche su Diritto24

IL CASO “AEREO”: UN LUNGO PERCORSO FINO ALLA SENTENZA DELLA CORTE SUPREMA DEGLI STATI UNITI D’AMERICA DEL 25 GIUGNO 2014



La decisione resa dalla Corte Suprema statunitense il 25 giugno 2014 nel caso no. 13-641, American Broadcasting Cos. Inc. et al. vs. Aereo, Inc., rappresenta un punto fermo nella non sempre sicura linea giurisprudenziale che ha dovuto affrontare i delicati temi della comunicazione al pubblico / messa a disposizione del pubblico di contenuti protetti, nei casi in cui si è tentato da parte di talune imprese del settore digitale di superare, attraverso l’impiego della tecnologia, il dettato delle norme che regolano la materia in questione.
Non ci sono dubbi, infatti, che il caso Aereo sia stato preceduto, seppure in fattispecie per taluni aspetti differenti, da numerose controversie che hanno avuto ad oggetto la trasmissione, posta in essere senza il consenso dei titolari dei diritti ed a scopo di lucro, di opere tutelate.
Se, infatti, la “venture“ commerciale di Aereo ha dato vita nel mercato dei broadcasters americani ad un servizio a pagamento online che consente agli abbonati di usufruire dei programmi televisivi attraverso la rete Internet, quasi simultaneamente alla loro trasmissione attraverso via cavo o tramite le onde hertziane, altri giudizi civili hanno riguardato lo stesso od analoghi sistemi che, seppure orientati da una diversa tecnologia, erano sempre rivolti al superamento del concetto giuridico di comunicazione al pubblico, per fare rientrare le proprie iniziative nel novero delle trasmissioni fra privati.
Costituisce un esempio di questo tentativo, il caso W.B.E. Inc. vs. WTV Systems, Inc. dell’anno 2011, più noto con il nome di Zediva, il cui progetto presentava numersose somiglianze con l’operazione commerciale di Aereo, anche se il primo rientra più propriamente nel novero delle iniziative volte a fornire agli utenti registrati il servizio c.d. di noleggio a distanza. In tale accezione rientrano infatti i servizi online che consentono agli utenti la visione sui propri PC dei film da loro scelti attraverso il collegamento telematico fra un rilevante numero di lettori DVD – posti in un magazzino centrale e che riproducono singolarmente ciascuno dei titoli richiesti – ed i terminali degli abbonati iscritti a tali siti web.
Nel caso Aereo, invece dei lettori DVD, l’azienda ha centralizzato migliaia di piccole antenne televisive ed altri apparati tecnici in un proprio magazzino. Ogni singola antenna è collegata al server di un solo e singolo utente che intende ottenere la visione dei canali televisivi di sua scelta. Attraverso un transcoder il segnale televisivo ricevuto dall’antenna viene trasformato in dati numerici che sono poi veicolati attraverso la rete internet per essere poi salvati in una cartella di file dedicata al singolo utente. Quest’ultimo, per il tramite della piattaforma di Aereo, può accedere alla visione del contenuto prescelto pochi secondi dopo l’inizio della trasmissione televisiva, ovvero decidere di usufruirne in un secondo tempo, sempre in streaming.
Secondo le tesi della difesa di Aereo, tale trasmissione di immagini in sincrono con l’audio non avrebbe costituito “comunicazione al pubblico“, nei termini voluti dalla legge, in quanto tale tecnologia utilizza una singola copia di ciascun programma destinandolo ad un singolo utente.
La Corte Suprema, nel proprio giudizio, che ha visto prevalere l’opinione favorevole ai broadcaster per sei voti a tre, ha stabilito che, in base alle norme del Copyright Act, come modificate con gli emendamenti voluti dal Congresso USA nel 1976, ha statuito che l’iniziativa di Aereo dà vita ad un atto di messa a disposizione del pubblico indipendentemente dal fatto che si utilizzino, per la visione dei singoli abbonati, una singola o molteplici copie di un’opera protetta ed a prescindere dal fatto che tale copia sia diretta ad un solo singolo abbonato o a più di uno di essi, in quanto sono gli abbonati stessi nella loro generalità il “pubblico“ cui si rivolge il servizio di Aereo e cui esso comunica i programmi televisivi delle emittenti coinvolte.
La decisione della Corte Suprema, che opportunamente limita il proprio dettato al caso di specie, evitando accuratamente incisi o determinazioni che possano nuocere al futuro sviluppo della tecnologia in altri ambiti, si pone – come sopra accennato – sulla scia di numerose altre decisioni che meritano di essere ricordate e studiate .
Circa il tema del noleggio on-line, che ha dato l’abbrivio anche allo sviluppo della tecnologia di Aereo, è opportuno ricordare un caso che ha fatto da precursore alla sentenza Zediva e che è stato oggetto in Italia di esame da parte del Tribunale di Torino (Ordinanza 29 dicembre 2009 – Sez. IP – U.C.S. + 11 c. A. )
Anche in questo caso, al fine di superare l’ostacolo frapposto dalla normativa di riferimento vigente in Italia in materia di comunicazione e messa a disposizione del pubblico delle opere tutelate e per rendere effettivo il c.d. “noleggio a distanza” o “noleggio on-line”, la società A. aveva sviluppato un’apparentemente “nuova” categoria di negozi giuridici che contemplavano la cessione agli utenti in uso temporaneo dei supporti digitali (DVD) riproducenti opere cinematografiche, in modalità c.d. streaming.
Accedendo alle pagine dei siti Internet gestiti da A. era consentito agli utenti – previa sottoscrizione al servizio e corresponsione di una somma di danaro – di effettuare la visione per un tempo prestabilito di una vasta library di opere cinematografiche, utilizzando la visione on-line dei supporti DVD, attraverso centinaia di lettori DVD che si trovavano installati in un magazzeno remoto situato in centro Italia, ciascuno destinato a servire ogni singolo utente che intendesse “noleggiare” un determinato titolo per il tramite della piattaforma C.
Alla luce del provvedimento interinale del Tribunale di Torino, A. decise di cessare la propria attività, impegnandosi in tal senso con una transazione stipulata con gli Studios.
Come è possibile constatare dai casi appena ntratteggiati in questa breve nota, la guerra che si consuma quotidianamente sulla Rete fra titolari dei diritti esclusivi sulle opere e le imprese di servizi che intendono trarre vantaggio dalle opere protette dei primi per finalizzare lucrose intraprese commerciali senza dovere corrispondere loro alcunché, è tuttora aperta e lungi dall’essere finita.
Di certo, la rincorsa della tecnologia, giorno dopo giorno, pare aprire nuovi scenari cui il legislatore fa sempre più fatica ad adeguarsi.

Avv. Luciano Daffarra

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Ricordiamo in particolare, i casi:
– On Command Video Corporation vs. Columbia Pictures Industries (777 F. Supp. 787 N.D. Cal. 1991);
– C. Network LLP vs. CSC Holdings Inc. (536 F.d3 121 2nd Circuit 2008) [noto sotto il nome di Cablevision].

In AIDA 2011, Par. 1405, pag. 651.